Pensioni Precoci e Quota 41, le ultime novità

In merito alle pensioni è uno degli argomenti di cui ultimamente si sta parlando di più: parliamo delle pensioni precoci, ovvero quelle che vengono concesse a tutti coloro che, pur essendo sotto l’età minima per poter andare in pensione, hanno iniziato a lavorare presto e per questo motivo hanno già raggiunto il numero minimo di contributi versati.

Tra le varie soluzioni, una delle più ragionevole è quella della “Quota 41“, ad indicare la possibilità di andare in pensione dopo 41 anni di contributi versati. L’autore di questa idea è Cesare Damiano.

Contrario all’idea del politico ex sindacalista è, invece, Luigi Abete, presidente della Banca del Lavoro. Secondo lui non è possibile includere nel nostro sistema delle pensioni la possibilità di andare in pensione a 41 anni di contributi versati.

Damiano, invece, per tenere forte la sua idea ha ricordato di quando si andava in pensione con “soli” 35 anni di contributi alle spalle. Da quella cifra si è passati poi a 40, quindi a 41 e alcuni mesi per le donne e 42 e alcuni mesi per le donne. Se il trend dovesse continuare così, potremmo tranquillamente aspettarci di dover andare in pensione dopo ben 45 o 46 di contributi versati.

E’ un andamento esagerato, secondo il politico, e non è possibile pensare che pensionati di 70 anni debbano mantenere figli e nipoti. Ecco perché sarebbe una buona idea, secondo Damiano, poter uniformare il discorso delle pensioni e portarlo a 41 anni per tutti.

Uscire prima dal mondo del lavoro per andare in pensione è un’idea che è sul piatto da oltre un anno e il governo ancora non riesce a trovare una soluzione.

Il mondo delle pensioni si conferma ancora una volta molto difficile, ci sono tante teste da mettere d’accordo e sembra che a volte i politici abbiano poche idee.

Lungi dal voler fare una critica, è giusto andare in pensione a 41 anni? Onestamente, dopo aver lavorato per tutto questo tempo ci sembra anche giunto il momento per riposare e dedicarsi un po’ di più a sé e alla famiglia.

In fondo, il fatto di aver iniziato a lavorare da giovani non deve essere certo una “colpa” da “pagare” lavorando comunque fino al raggiungimento dell’età anagrafica minima.